Ci siam fatti più soli

Un decennio è solo un sassolino nel fluire del tempo, ma ciò nonostante le nostre cosiddette tv generaliste si sono ben premurate di sommergerci letteralmente di commemorazioni per i 10 anni dagli attentati alle torri gemelle. Su qualunque canale, praticamente tutte le reti Rai da Vespa alla Melevisione, domenica scorsa non hanno fatto altro che parlare degli aerei di linea che abbattevano il World Trade Center. Documentari, testimonianze, ricostruzioni con salmi, citazioni di salmi e di presidenti, e nell’immaginario pubblico non può non fissarsi anche il Silvio nazionale che al crollo delle Torri dichiara in intervista «Io vidi come tanti alla televisione quel che successe e mi misi a piangere senza più fermarmi». Non ce ne vogliano i nostri lettori più fedeli se questo continuo cercare in ogni modo di riportarci alle emozioni di quei giorni non ci ha convinti. Non è che non volessimo provare delle emozioni. Ma troppo è accaduto, troppe le vittime degli attentati e troppe quelle delle guerre che sono seguite per «esportare la libertà». In questo clima di parole urlate per una volta abbiamo preferito il silenzio. Quello dei parenti delle vittime, con il loro fiocchetto azzurro e la Old Glory, la bandiera americana stretta stretta fra le dita. Il silenzio delle veglie di preghiera, o dei partecipanti scossi alle commemorazioni. O ancora, il silenzio musicale di Paul Simon a Ground Zero, che nel tentativo di cantare «The sound of silence», vecchia metafora dell’incapacità di comunicare dell’uomo, ritarda l’attacco di diverse manciate di secondi, quasi a disagio all’idea di rompere il silenzio. E poi, forse, è proprio la sua voce rotta, la sua figura un po’ invecchiata, a ricordarci come nei 10 anni appena passati abbiamo forse superato solo il trauma dell’attacco in casa, ma non quello di fondo dell’essere incapaci a incontrare e scoprire i mondi degli altri. Nel mare di emozioni che solleva quella canzone fuori dal tempo la sensazione è che forse in 10 anni di democrazia, dibattiti e «grandi scontri culturali» ci siamo fatti alla fin fine più tristi, più spaventati, più soli. E.S.

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